Sinistra Alternativa

Sinistra Alternativa a Galatone nel Salento LE

La libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo.

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15:39
venerdì, 12 giugno 2009

Accordo centrosinistra-Udc:

ticket Vendola-Poli Bortone per la Regione

 

Incredibile....tutti contro il PDL

E a Galatone cosa accadrà ?


Tutti contro NISI


IO SUD-UDC- SINISTRA E LIBERTA'-

RIFONDAZIONE-PDC


appoggeranno il PD



Fonte Corriere del mezzogiorno

Intesa tra il centrosinistra e i centristi è cosa fatta per i ballottaggi e può riservare un'incredibile sorpresa

BARI — L’accordo tra centro­sinistra e Udc è cosa fatta: per i ballottaggi del 21 giugno e, per quel che è dato di capire, anche per le Regionali del 2010. I cen­tristi di Pierferdinando Casini, al di là delle cautele e delle di­chiarazioni ufficiali, si schiere­ranno a fianco dei candidati sin­daci e presidenti del centrosini­stra. Ovunque? «In tutti i mag­giori enti istituzionali chiamati alle urne tra dieci giorni». Ovve­ro Province e Comuni capoluo­ghi. La dichiarazione arriva dal­la voce di un alto dirigente del Pd.Il negoziato è nelle mani di Casini e di Massimo D’Alema (che chiuderanno as­sieme la campagna elettorale a Brindisi).
Il governatore Nichi Vendola non partecipa attiva­mente, ma è (si fa per dire) spet­tatore interessato, in vista delle Regionali del 2010. La trattativa è ad una fase cruciale: entro domani occorre­rà depositare gli apparentamen­ti formali in vista dei ballottag­gi. Non ce ne saranno molti. L’Udc e il gruppo che si adden­sa attorno alla figura di Adriana Poli Bortone non stipuleranno quasi mai intese formali. Ieri, per esempio, l’ex ministra ha ri­nunciato ad apparentarsi con la democratica Loredana Capone per la Provincia di Lecce. Così capiterà quasi dappertutto, ma ciò non impedirà ai centristi dell’Udc e ai referenti di Poli Bortone di fornire adeguate in­dicazioni di voto. Più difficile sarebbe motivare le ragioni di un accordo politico vero e pro­prio, che potrebbe apparire in­digesto all’elettorato. Vale per tutti, anche a sinistra. Si ragiona anche per il 2010.




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17:35
domenica, 07 giugno 2009



Gli anziani


per sopravvivere costretti a rubare
e
 
.....i divertimenti di un  premier.



Ecco l'opinione della stampa internazionale
Le tasse degli Italiani usate da un premier che offre passaggi agli amici che fanno aereostop per la sua villa in Sardegna.
 http://images.corriere.it/Media/Foto/2009/06/02/1.jpg

Si legge sul Pais:
«Benvenuti in Berluscolandia, il Paese in cui tutte le ragazzine vogliono diventare veline».

El Pais pubblica
“Nella villa di Papi”. Con articolo così titolato.

Sul New York Times,
"In Italia, le domande vengono dai nemici, e questo è quanto"
«l'inarrestabile successo del signor Berlusconi un fenomeno estraneo agli americani quanto le leggi sul conflitto di interessi lo sono per gli italiani».


Sul londinese Times
«i commentatori politici hanno definito le elezioni europee e amministrative in Italia un referendum su Silvio Berlusconi sull'onda della controversia su Noemi Letizia. I sondaggi sono vietati a ridosso del voto ma molti elettori dicono di essere stufi degli scandali».


Il Guardian/Observer,
«Silvio, sei uno squallidone (nell'originale "saddo"). Ora vattene», scrive: «Comunque vada per gli elettori italiani in questo fine settimana, non è forse tempo per tutti gli alti di gridare: "Molla, Silvio, pecora nera della politica europea, il mondo ne ha abbastanzà».


il sito del settimanale statunitense Time
La visita del 15 giugno a Washington di Silvio Berlusconi «dovrebbe essere divertente».


fonte Corriere della sera

La bella ragazza bruna fa capolino sulla scalet­ta, si guarda intorno, poi scende e si dirige verso il cor­teo presidenziale. Non c’era soltanto il fedele Mariano Api­cella a bordo dell’aereo di Sta­to atterrato a Olbia il 24 mag­gio del 2008 per portare in Sardegna Silvio Berlusconi e i suoi ospiti «privati». Dal por­tellone posto accanto alla scritta «Repubblica Italiana» esce anche un altro signore che raggiunge il cantante na­poletano e lo aiuta a caricare i bagagli sull’auto. Dopo sbuca lei, indicata come una balleri­na di flamenco chiamata ad allietare le serate di festa. Il premier è ritratto mentre la­scia il velivolo dell’Aeronauti­ca militare e quando si ferma a salutare il comitato di acco­glienza sulla pista.

«A RISCHIO L'ITALIA» -
«Le foto censurate da Berlusconi» è il titolo dell’articolo, corredato dall'editoriale «Berlusconi messo a nudo». «Le immagini - spiega l’editoriale - non svelano la privacy del primo ministro ma la sua deriva autoritaria. Se fino ad ora le sue uscite erano state prese come uno scherzo, oggi esistono nuovi e gravi motivi per avvertire che ciò che il premier sta mettendo a rischio è il futuro dell’Italia come Stato di diritto», prosegue l’editoriale, sottolineando come «un’Italia che scivoli lungo la china verso la quale la sta trascinando Berlusconi non è un motivo di preoccupazione solo per gli italiani, ma per tutti gli europei». Le fotografie ritraggono gli ambienti della residenza sarda del premier, indagato per l'uso di voli di Stato a scopo privato, in particolare per il trasferimento dei suoi invitati alle feste a Villa Certosa. Il quotidiano riporta le dichiarazioni del fotografo secondo il quale «ogni weekend» voli di Stato sotto la guida della Aeronautica Italiana sono arrivati in Sardegna con artisti, veline e altri amici di Berlusconi. «Nell’agosto 2008 - scrive El Pais - il premier italiano ha cambiato la legge per consentire ai suoi invitati privati di utilizzare i voli di Stato. Le fotografie dimostrano che quattro mesi prima di questo modifica normativa, Berlusconi aveva già viaggiato con il suo amico Mario Apicella e una ballerina di flamenco».....................................Il cordone di sicurezza
Le immagini sequestrate a Zappadu mostrano quanto ac­cade all’interno di Villa Certo­sa, ma mettono in evidenza anche le falle all’interno del si­stema di sicurezza che do­vrebbe proteggere il presiden­te del Consiglio da ogni tipo di intrusione. E invece con i suoi teleobbiettivi, il reporter è riuscito a fotografare nume­rosi punti della immensa te­nuta riuscendo a cogliere i particolari e soprattutto ad in­quadrare perfettamente volti e figure di chi si trovava oltre il muro di cinta. Fa effetto vedere le guar­die in tuta mimetica e poten­ti fucili al collo, ripresi men­tre sono in cima ai muri che circondano la splendida vil­la, lì dove fanno i turni di ve­detta. O addirittura immorta­lati mentre girano con poten­ti motociclette da enduro nei viali interni. Un’altra foto fis­sa l’arrivo dele auto dei cara­binieri che varcano il cancel­lo e poi procedono sulla stra­da principale. E poi ci sono quelle dove si vedono i body guard che vanno avanti e in­dietro, sempre armati, oppu­re fanno la spola tra il patio delle case per gli ospiti e gli esterni. Si nota la grande di­scoteca, c’è l’anfiteatro, ci so­no le rocce che servono a di­videre le varie zone del par­co. Ed è lì che alcune giovani bellezze hanno scelto di ada­giarsi a prendere il sole, mai immaginando che qualcuno fosse in grado di appostarsi per ore e ore fino a ricostrui­re le loro giornate...............................................Nell’idromassaggio accanto alle statue
La sequenza del maggio 2008 che mostra l’allora pri­mo ministro ceco Mirek To­polanek nudo a bordo pisci­na con una donna bionda che potrebbe essere la sua nuova fidanzata e un’altra ospite, rischia di creare imba­razzo sulla scena internazio­nale, anche perché nelle im­magini non compaiono affat­to i bambini dei quali aveva parlato Ghedini.
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13:32
sabato, 06 giugno 2009
  Dopo le profezie ...il ritorno alla realtà

Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno
Anziani soli costretti a rubare per fame
Ladri della terza età non rubano il salmone, il caviale o lo champagne, ma i beni di prima necessità
C’è chi intasca due etti di prosciutto, chi porta via settecento grammi di parmigiano reggiano. Chi una scatola di cioccolatini o due uova prelevate dalla confezione. E persino chi s’infila in tasca la pasta adesiva per dentiere. Sono i ladri della terza età. Anziani soli, che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. E che per portare a casa del cibo con cui sfamarsi fanno qualcosa che non avevano mai fatto in vita loro: rubano. E non rubano il salmone, il caviale o lo champagne, ma i beni di prima necessità. Prosciutto, carne, formaggio soprattutto. Perché già all’inizio del mese la pensione è svanita tra le bollette di luce, gas e acqua, gli aumenti che sono sempre più ingenti, ed un pezzo di cacio, che fa tanto bene alle ossa, può diventare un sogno proibito. 

Nei primi mesi del 2009 le cosiddette «differenze inventariali della quarta settimana », ossia la merce prelevata negli ultimi giorni del mese dagli scaffali dei supermarket, è aumenta di circa il 10 per cento, confermano i dirigenti della grande distribuzione del Salento, in linea con una tendenza che ormai ha preso piede in tutta Italia. Ed a fare razzie, in questo caso, non sono professionisti del taccheggio, quelli muniti di sistemi elettronici per disattivare le placche antifurto e di cappotti foderati in alluminio per ingannare i rilegatori magnetici, ma proprio i nonni. Lupin in realtà molto goffi, che vengono smascherati subito e scoppiano quasi sempre in lacrime, chiedendo di non dirlo ai parenti o ai conoscenti. 

Come è accaduto qualche giorno fa nell’Eurospin di viale Rossini. Dove un anziano è stato sorpreso con una busta di formaggio e un pacco di pasta nascosti sotto la giacca. Colto sul fatto è scoppiato in lacrime ed ha confessato di aver rubato per necessità. «Gli abbiamo spiegato che non lo doveva fare più, che poteva rivolgersi a noi in caso di difficoltà, perché un aiuto non glielo neghiamo», allarga le braccia il direttore del supermarket, Alessandro De Giorgi. 

L’anziano è uscito dal negozio con una busta piena di generi alimentari, donati dal personale e dai clienti. Una scena commovente, ma purtroppo non isolata, aggiunge De Giorgi, che conferma l’aumento dei piccoli furti di alimenti ad opera degli anziani. «Un fenomeno che racconta senza dubbio la difficoltà di arrivare a fine mese». Molti responsabili di supermercati leccesi non vogliono i loro nomi sui giornali. Ma confermano il trend, e raccontano che le tecniche si sono affinate. 

Qualche esempio? «I nonni aggiungono frutta al sacchetto già pesato: lo tengono sollevato al momento della pesata, così lo scontrino è più leggero. Oppure appoggiano il sacchetto sulla bilancia, ottengono lo scontrino e poi aggiungono altra merce prima di chiudere la busta». Un altro trucco? Con la scusa del peso, lasciano l’acqua minerale nel carrello e fra due confezioni ben strette infilano una busta di bresaola o di salmone. Qualche volta i furti sono davvero mignon, raccontano i dipendenti dei supermarket: «un ovetto Kinder per i nipoti, una cioccolata da un euro». 

E c’è chi mangia direttamente fra gli scaffali: una banana, una merendina sottratta dalla confezione. In pochi casi, quando si tratta di un anziano, scatta però la denuncia. Per arginare il fenomeno i supermarket stanno rafforzando la vigilanza e stanno potenziando le misure anti taccheggio: specchi piazzati in posizioni strategiche, telecamere a circuito interno, guardie giurate. 

«Da noi in realtà i furti sono stabili, non abbiamo registrato un aumento», dice Alessandro Medici, responsabile della comunicazione di Coop Estense, la cooperativa di consumatori di cui fa parte l’Ipercoop di Surbo, «ma forse dipende anche dalla tipologia dei nostri clienti che sono tutti soci». «Quello che invece è certo - aggiunge - è che c’è un grande aumento di richieste di aiuto da parte delle associazioni caritative e per questo abbiamo moltiplicato le nostre donazioni di prodotti con il progetto “Brutti ma buoni”, alimenti in prossimità di scadenza ma ancora perfettamente integri». Molti dei quali finiscono proprio sulla tavola degli anziani poveri.
DANIELA PASTORE
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16:28
domenica, 31 maggio 2009




http://data.kataweb.it/kpm2cinx/field/image/tcimage/284011


IL Paese dei Bugiardi


C’era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c’era subito uno pronto
a dire: “Che bel tramonto!”
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
“Ohibò, che notte bruna,
non si vede niente”.

Se ridevi ti compativano:
“Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?”
Se piangevi: “Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni in testa”.

Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c’erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l’aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall’oggi al domani
lo fecero pigliare
dall’acchiappacani
e chiudere al manicomio.
“È matto da legare:
dice sempre la verità”.
“Ma no, ma via, ma va'…”
“Parola d’onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello…”

La strana malattia
fu descritta in trentatré puntate
sulla - Gazzetta della bugia -.
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l’Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel “giardino zoo-illogico”
(anche quel nome avevano rovesciato…).
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po' alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l’epidemia.
Macché, niente da fare:
dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.

Gianni Rodari - I cinque libri








http://www.tuttotrading.it/granditemi/elezioni/080412seliconoscilieviti.jpg

Occhio all'ennesima scottatura...

Fregature saldi

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12:34
martedì, 12 maggio 2009


LISTE A SOSTEGNO DI LOREDANA CAPONE:

Galatone: Carmine Caputo (Pd), Giovanni Siciliano (Salento C’è), Fernando De Mitri (Lista Pellegrino), Cosimo Caputo (Democratici e riformisti), Carlo Falangone (Partito Socialista), Antonio Maurizio Maccagnano (Sinistra per il Salento), Carlo Schivaone (Socialismo 2000, Rifondazione e Comunisti Italiani), Donato Filoni (Italia dei Valori).

LISTE A SOSTEGNO DI ANTONIO GABELLONE

Galatone: PierPaolo Giuri (Salento Tricolore), Filieri Giuseppe (Patto Per il Salento), Malerba Antonio (Azzurro Popolare), Nisi Livio (Pdl Berlusconi per Gabellone), Bramato Francesco Rocco (Salento Libero), Antico Maurizio (Progetto Provincia – Lista del presidente), Biagio Faro (La Puglia Prima di Tutto), Però Arturo Paolo (Insieme per il Salento), Guglielmi Luigi (Udeur-Popolari),

LISTE A SOSTEGNO DI ADRIANA POLI BORTONE

Galatone: D’Agati Gianni (Io Sud), Felline Roberto (Cento Città), My Silvano (Salento in Movimento), Cesiri Luciano (MS-DI), Filieri Elvira Giov. (Verso il Partito della Nazione), Tundo Giovanni (UDC)


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15:27
lunedì, 11 maggio 2009

''Le idee della Lega fanno proseliti''

PREMIER  'no' ad una societa' multietnica.



" Il CONTAGIO"


trasmissione di una malattia infettiva da un individuo malato a uno sano; morbo contagioso [anche in senso figurato]



avversione per gli stranieri

=
  xenofobìa

tendenza a considerare una razza umana come superiore alle altre, costringendo perciò gli appartenenti a queste ultime in condizioni di vita peggiori e ostacolando i reciproci rapporti fra individui dell'una e delle

altre =
razzìsmo
movimento politico tedesco fondato (1920) da Adolf Hitler, forma bestiale di nazionalismo, basata su premesse razzistiche

= nazionalsocialìsmo


A raccontarlo il quotidiano 'Tiroler Tageszeitung'

Albergo in Tirolo

 

non accetta una famiglia ebrea:

 

"Abbiamo avuto cattive esperienze"


La shoccante vicenda, avvenuta in un paesino che negli ultimi anni è diventato una meta turistica per le famiglie ortodosse ebree, rischia di compromettere l'intero settore turistico. L'uomo che si è visto annullare la prenotazione : ''E' un posto di razzisti''
Vienna, 10 mag. - (Adnkronos/Dpa) - Un albergo di Serfaus, località del Tirolo austriaco, non ha accettato la prenotazione di una famiglia ebrea di Vienna affermando, in una e-mail, di aver avuto in passato "cattive esperienze" con ospiti ebrei. E' il quotidiano 'Tiroler Tageszeitung' a raccontare la shoccante vicenda avvenuta in un residence del paesino che negli ultimi anni e' diventato una meta turistica per le famiglie ortodosse ebree, con diversi alberghi che offrono cucina kosher.
"E' terribile" è stato il commento di Esther Fritsch, presidente della locale comunità ebraica.
L'uomo, padre di cinque figli che si è visto annullare la prenotazione ha infatti dichiarato al giornale austriaco che non intende trascorrere le vacanze "in questo posto razzisti. "Informerò i miei amici di quello che succede in Tirolo", ha detto senza rivelare il suo nome.

(Libero News)

"L'antimafia costa troppo"

 

"Rapporto costi - benefici sproporzionato". Parola di Marcello Dell'Utri, che aggiunge "L'antifascismo, un concetto obsoleto. Quando c'era il Duce lo Stato funzionava meglio"

L'antimafia? Costa troppo. L'antifascismo? Concetto obsoleto. Parola del senatore Marcello Dell'Utri, eletto nelle file del Popolo della libertà nonostante una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e una condanna in Cassazione

 
 
Dell'Utri: il Duce troppo buono - Il senatore del PdL intervistato da Klaus Davi: Mussolini era una brava persona che fece degli errori. «Perse la guerra perché era troppo buono», lo si capisce leggendo i suoi diari, assicura. Peccato che per gli storici che li hanno esaminati siano falsi
4 maggio 2009 - 12:37

Dell'Utri: il Duce troppo buono

 

Il senatore del PdL intervistato da Klaus Davi: Mussolini era una brava persona che fece degli errori. «Perse la guerra perché era troppo buono», lo si capisce leggendo i suoi diari, assicura. Peccato che per gli storici che li hanno esaminati siano falsi


6 maggio 2009 - 11:53

L'Italia dalle pensioni d'oro

 

Il Ministro Brunetta vuole alzare l'età pensionabile delle donne quando un commesso del Senato può ancora lasciare il lavoro a 52 anni con ben 8 mila euro lordi al mese per quindici mensilità

Il ministro Brunetta vuole mandare le donne in pensione a 65 anni come i loro golleghi maschi. Come se non bastasse, una volta raggiunta l'età pensionabile, la maggior parte delle italiane, ma anche degli italiani, non resta che uno "stipendio" da fame o quasi. Dettagli che "bruciano" se si pensa solo che a un commesso del Senato di 52 anni, che qualche giorno fa ha lasciato il posto di lavoro, andranno ben ottomila euro lordi al mese per quindici mensilità. Una pensione di tutto rispetto che però paghiamo in un certo senso noi tutti.

Il bilancio di pre­visione 2009 approvato il 21 aprile dal Consiglio di Presi­denza di Palazzo Madama ha messo in evidenza come negli ultimi due anni i costi per pagare le pen­sioni sono letteralmente esplosi. Fra il 2007 e il 2009 sono passati da 77,8 a quasi 90 milioni, con un aumento del 14,3%.
E non è tutto. Quest'anno la spesa per le sole pensioni "dirette" potrebbe sfiorerà gli 80 milioni. A conti fatti ogni dipendenti pensionato ha in tasca un vitalizio quindici volte e mezzo superiore a una pensione me­dia dell'Inps. Come se non bastasse le pen­sioni del Senato seguono la dinamica degli stipendi di pa­lazzo Madama. Non va meglio neanche alla Camera che quest'anno dovrà pagare tra pensioni dirette e di rever­sibilità per 191 milioni, circa 24 milioni in più rispetto al 2007.

A far restare a bocca aperta non solo gli importi delle pensioni, conquistate poi ad un'età dignitosa, con una buona aspettativa di vita, ma anche la crescita delle spese registrate in questi ultimi anni da Camera e Senato per pagarle e che si può spiegare con la paura che presto, anche a causa della crisi economica che sta mettendo in ginocchio gli italiani, questi privi­legi possano finire. Qualche esempio? Al Senato chi è stato as­sunto prima del 1998 può an­cora oggi, nel 2009, andare in pensione a 50 anni di età, sia pure con una penalizzazione del 4,5%, a condizione che ab­bia raggiunto quota 109: la somma dell'età anagrafica, degli anni di contributi e del­l'anzianità di servizio al Sena­to. Con 53 anni di età e la stes­sa quota 109 la pensione (80% dell’ultimo stipendio) è assicurata senza alcuna pena­lizzazione. Senza poi contare che la loro pensione si calcola ancora col sistema retributivo puro e non con quello contributivo. Giusto? Quando finiranno questi privilegi? 
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11:59
lunedì, 11 maggio 2009

 Fassino non contrario ai posti di blocco in acque

internazionali. Bravo..bravissimo



Magari chiede a D'Alema di prestargli la barca...un

aiutino non fa male


Berlusconi: "Nessuno scandalo per i rimpatri di immigrati"

Il premier interviene sul caso del respingimento dei migranti ricondotti in Libia: la sinistra aveva aperto le porte ai clandestini, la sua idea è quella di un'Italia multietnica. La nostra no, non apriremo le porte a tutti



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08:39
domenica, 10 maggio 2009
Perché i cittadini elettori non possono venire informati

su chi finanzia le campagne elettorali e le associazioni

dei politici? Perché nell'era del web non si può avere

trasparenza almeno sulle sovvenzioni lecite?

Le vignette di Forattini


Tute blu ..........tagli

Fonte Aprileonline.info

  Il piano di un'acquisizione di Opel da parte di Fiat presentato lunedì al governo tedesco prevederebbe, come anticipato dal quotidiano economico tedesco "Handelsblatt",  la chiusura di due stabilimenti in Italia. La Fiat non smentisce le indiscrezioni mentre si fa sentire il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che, in una lettera al presidente Luca di Montezemolo e all'ad Sergio Marchionne, chiede al Ligotto di tenere presente la centralità delle fabbriche italiane ("è fondamentale"). Allerta per i sindacati: "Un simile disegno porterebbe all'apertura di un pesante conflitto sociale" dice il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini

Fiat Mundi, ma non a costo zero.
 Dopo settimane di ubriacatura mediatica sul rinnovato orgoglio nazionale per la casa automobilistica torinese lanciatasi nella conquista dell'America e di una buona fetta d'Europa, tra gossip e brindisi arrivano anche le prime note dolenti e l'euforia lascia il posto alla preoccupazione e alla paura. Paura di perdere il posto di lavoro: una preoccupazione che accomuna tutti i paesi coinvolti nella grande ristrutturazione automobilistica.
Così, alle prime ore dell'alba, il quotidiano economico tedesco Handelsblatt scrive: il piano industriale della Fiat per acquisire Opel prevede la chiusura di una serie di stabilimenti, due di questi sono in Italia, "una fabbrica nel nord e l'altra nel sud".
Il taglio sarebbe contenuto nel cosiddetto "progetto Phoenix", un piano datato maggio e composto di 46 pagine.

L'unico stabilimento della Fiat al nord è Mirafiori, ovvero il cuore dell'azienda torinese. E per quanto i sindacati si stiano preparando a contrastare l'eventuale (e probabile) ristrutturazione, appare assai improbabile una chiusura tout court della fabbrica. Diversa la situazione al sud Italia. Lo scorso aprile, sempre da indiscrezioni di stampa, si era parlato dell'esistenza di un altro piano, denominato "Project Football", che avrebbe previsto la chiusura di dieci impianti in Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese. Sono 15 mila lavoratori che "saltano". Ma il Lingotto aveva smentito.

Tornando al cosiddetto "Progetto Phoenix" fra le fabbriche che potrebbero "potenzialmente essere chiuse" in Germania c'è quella di Kaiserslautern. Ridimensionati gli impianti di Ruesselsheim e Bochum. Subiranno tagli anche gli impianti di Saragoza in Spagna, Trollhaettan in Svezia, Anversa in Belgio, e forse anche quelli di Luton in Inghilterra e Graz in Austria.
 Non dovrebbero essere invece interessati dal piano di ristrutturazione i siti in Francia, Polonia, Grecia e Serbia.................

Per un pezzo di dito

Per un pezzo di dito


Sindacalista serbo si mozza un dito e lo mangia per protesta.

di Gabriele Ferraresi

Protestare perché ti manca il cibo? Cosa c’è di meglio che mozzarsi un dito e ingerirlo. Proprio così: è accaduto in Serbia, dove Zoran Bulatovic, sindacalista della Raska Holding, una fabbrica di tessuti di Novi Pazar, ha pensato al gesto estremo per dimostrare come gli stipendi non siano sufficienti a garantire una vita dignitosa ai lavoratori. Zoran ha preso la decisione dopo che una madre di figli, lavoratrice nello stabilimento, aveva minacciato di recidersi il dito indice “Non potevo permetterglielo” ha dichiarato, e così l’ha preceduta. 



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Postato da ::: SinistraAltern :::
16:10
sabato, 09 maggio 2009
POVERA TERRA NOSTRA

Candidati che promettono e non mantengono, che non promettono perchè sanno di non poter mantenere, raccolta di rifiuti differenziata che non parte perchè i consiglieri vanno e vengono facendo mancare il numero legale in assenza di opposizione.Transumanze politiche, osmosi varie per poi ....... continuare a fare ......,progetti turistici su scogliere per il bagno dei vip locali e non, progetti per depositi di scorie nucleari e bruciatori di rifiuti. Politici che litigano, che si accordano che si accorpano, che saltano .
Bollette Tarsu sempre più care, campagne sempre più sporche condite con rifiuti di ogni genere , marine piene di rifiuti , ordinanze di divieto  di campeggio non rispettate, discariche autorizzate e no, abusivismo autorizzato. Forze dell'ordine super impegnate per truffe 488, chiusura di discariche, sofisticazioni varie, alla ricerca dello sfruttamento operaio, delle aziende fantasma .Strade dissessate , per il sud treni dissestati  che si rompono, vecchi, sporchi , aziende non a norma, diossina (a Maglie (Lecce) sono destinati all’abbattimento 220 capi di bestiame. Sono bovini e ovi-caprini distribuiti in sette piccoli allevamenti concentrati in un raggio di cinque chilometri attorno alla zona industriale del paese. Qui si trova la Copersalento, azienda che produce energia dalla combustione del cippato di legno e che è attualmente chiusa, su ordinanza della Provincia di Lecce, per aver superato i limiti di emissione di diossina.), ed ora arriva l'inquinamento delle falde con

Pcb

(acronimo che sta appunto per policlorobifenile)


fonte Gazzetta del Mezzogiorno

SECLI' - C’è un indagato per i pozzi avvelenati. Il suo nome compare sul fascicolo che è all’attenzione del procuratore aggiunto Ennio Cillo che coordina le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. Sono stati i militari a sequestrare l’altro giorno i tre pozzi dopo che gli esami sui campioni di acqua hanno accertato la presenza di policlorobifenili ben oltre la soglia massima di rischio.

 E giusto ieri il procuratore ha convalidato il sequestro dei pozzi (uno di pertinenza di una cantina sociale, l’altro di un’impresa edile, il terzo di un privato) notificando ai proprietari il decreto.

Il Pcb (acronimo che sta appunto per policlorobifenile) è una sostanza pericolosa, inserita dal Ministero fra le emergenze nazionali, ritenuta cangerogena e fortemente inquinante. Ecco perché nelle ipotesi di reato intorno alle quali stanno lavorando gli inquirenti non ci sono più e soltanto violazioni ambientali. Adesso si vanno profilando anche reati contro la salute pubblica. Le ipotesi di reato al vaglio della Procura oscillando quindi fra quella più lieve del getto pericolo di cose e quella più grave dell’avvelenamento delle acque che prevde pene pesanti.

L’indagine è stata messa in moto da un esposto e da varie segnalazioni che sono giunte in Procura. Il sospetto era che la falda potesse essere inquinata o che, comunque, sostanze pericolose fossero state smaltite in maniera non regolare.

Da qui l’iniziativa dei carabinieri del Noe che hanno effettuato i prelievi e, poi, inviato i campioni all’Arpa per eseguire gli accertamenti.

E ragionevole supporre che, adesso, la Procura possa affidare da un consulente l’incarico di eseguire una perizia. C’è da fare luce su un paio di aspetti in vista di un’eventuale contestazione formale. Si dovrà chiarire da dove possa derivare questa forma di inquinamente e quando sia avvenuta.
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15:01
venerdì, 08 maggio 2009

Bloccare l'immigrazione in acque extraterritoriali e lavarsi la coscienza nel mare degli altri.
 Sembra questa la strategia vincente del governo italiano per fronteggiare l'immigrazione clandestina proveniente dal Mediterraneo: una manciata di miglia fa la differenza, lasciamo che se ne occupino i libici. Poco importa, evidentemente, che in Libia i diritti umani non siano rispettati - come denunciano le più accreditate organizzazioni internazionali -
o che il riabilitato Gheddafi non abbia mai firmato la Convenzione di Ginevra per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.









Il segretario del Pontificio Consiglio Monsignor Agostino Marchetto.

è di sinistra e comunista ?


Il rimpatrio dei clandestini in Libia "ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati", e anche alcune norme del pacchetto sicurezza, come quella sulla denuncia obbligatoria dei medici, preludono a "gravi difficoltà" per la realizzazione dei diritti umani dei migranti in Italia. Lo afferma all'Ansa il segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, Monsignor Agostino Marchetto.

Gli immigrati avevano lanciato ieri l'sos mentre si trovavano a Sud di Lampedusa, in acque internazionali di competenza maltese per quanto riguarda le operazioni di ricerca e soccorso. Dopo un nuovo scontro diplomatico con Malta, da Lampedusa erano salpate le tre motovedette che hanno poi raccolto i 227 extracomunitari. Le trattative tra l'Italia e la Libia hanno poi portato in serata alla decisione di rimpatriare immediatamente i clandestini che erano partiti dalle coste nordafricane.Sebbene non siano disponibili informazioni sulle nazionalità di origine dei migranti, si ritiene probabile - prosegue l'Unhcr - che fra le persone respinte ci siano individui bisognosi di protezione internazionale.
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha definito l'accordo con le autorità di Tripoli "una svolta nel contrasto all'immigrazione clandestina",




A cura di AMISnet • 10 Dicembre 2007
LIBIA

violazione dei diritti umani dei migranti



La Libia è stata su più fronti denunciata dalle associazioni umanitarie come uno dei Paesi violatori dei diritti umani nel mondo. In particolare, - denuncia Amnesty International nel suo rapporto 2007 -
 “sono state espresse continue preoccupazioni sul trattamento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Stranieri arrestati perché sospettati di essere migranti irregolari, stando alle fonti, hanno spesso subito abusi durante la detenzione, come percosse, e sono stati espulsi collettivamente senza aver diritto a un avvocato o a una valutazione dei loro casi individuali. A novembre, in occasione di un congresso euro-africano sulla migrazione e lo sviluppo tenutosi a Tripoli, le autorità libiche hanno annunciato di aver aumentato in maniera significativa il rimpatrio dei migranti. Dall’inizio dell’anno fino al 6 novembre erano state deportate circa 50.000 persone, rispetto a meno di 5.000 persone nel 2004”.
La Libia è infatti un punto di transito dei migranti provenienti da vari paesi dell’Africa, come Ghana, Eritrea, Etiopia, Somalia, che cercano di raggiungere l’Europa. Il percorso a ostacoli inizia dai viaggi attraverso il deserto per entrare in Libia, una volta raggiunto il paese poi il rischio di essere arrestati e espulsi è grande; infine, chi sopravvive a queste imprese, dovrà prepararsi al viaggio in mare, e all’accoglienza in Europa. Una ventina di carceri etniche per un totale di 60000 detenuti, tre volte circa i 22000 migranti trattenuti in Italia, 14.500 persone abbandonate in mezzo al deserto lungo la frontiera libica dal 1998 al 2003, questi sono solo alcuni dei dati riportati da un recente studio pubblicato da Fortress Europe, il blog che da anni segue le vicissitudini delle rotte dei migranti. Frontex , l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, pubblica rapporti che rimangono segreti, tace sulle pratiche di maltrattamenti e di pestaggi portati avanti dalle autorità libiche e denunciati più volte da diverse ong.




Nell'accordo firmato il 29 dicembre scorso a Tripoli dal ministro dell'Interno italiano, Giuliano Amato, e dal ministro degli Esteri libico, Abdurrahman Mohamed Shalgam,
 I dubbi sono stati nascosti bene dietro motivazioni umanitarie.

 Il comunicato stampa del Viminale aveva salutato «un protocollo che prevede, in particolare, l'organizzazione di pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche. In questo modo sarà possibile contrastare efficacemente la partenza dei natanti e bloccare il tragico traffico degli esseri umani». Secondo Giuliano Amato, che aveva parlato di «un negoziato lungo e riservato», «sarà ora possibile un pattugliamento con squadre miste a ridosso delle coste libiche, davanti ai porti e alle baie da cui escono le imbarcazioni dei trafficanti di uomini. In questo modo sarà possibile contrastare con molta maggiore efficacia questi traffici, salvando molte vite umane e sgominando le bande criminali che li gestiscono. Siamo grati alle autorità di Tripoli per lo spirito di collaborazione dimostrato. Si confermano i buoni rapporti tra i due Paesi che hanno dato e daranno altri frutti, anche nell'ambito dei programmi dell'Unione europea che noi abbiamo contribuito e contribuiremo ulteriormente ad aprire a Tripoli».

La soddisfazione espressa dal ministro non è però condivisa da Amnesty International, ASGI, ARCI, ICS, Centro Astalli, CIR, Senza Confine, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Save The Children, che chiedono invece la sospensione degli accordi stipulati con la Libia. «In mancanza di un sistema di garanzie e di controlli sulla sorte effettiva delle persone intercettate in mare e restituite alle autorità libiche, gli accordi di collaborazione, il cui contenuto e i cui oneri di spesa non sono comunque mai stati resi noti, né sono stati discussi in Parlamento, chiamano direttamente in causa gravi responsabilità dell'Italia, in relazione alle violazioni dei diritti umani fondamentali che in territorio libico possono essere commesse a danno dei migranti riportati in Libia a seguito delle operazioni di pattugliamento navale e successivamente deportati verso i paesi di origine».

In realtà qualche informazione sull'accordo è stata resa pubblica: per esempio si sa che la Libia riceve “temporanemente” tre guardacoste e tre vedette della Finanza, o che la direzione e il coordinamento delle attività di pattugliamento e di addestramento saranno affidati ad un Comando operativo interforze, con sede in Libia; il responsabile sarà libico, il vice italiano. Ma ora, oltre ai contenuti dell'accordo bilaterale, preoccupa un comunicato stampa diffuso dal governo Libico. L'annuncio è chiaro: «Tutti gli immigrati illegali presenti sul territorio nazionale saranno espulsi senza eccezioni».

Secondo una stima delle autorità libiche, si parla di circa due milioni di persone, tra cui numerosi richiedenti asilo e rifugiati, donne e minori, provenienti in maggioranza dal Corno d'Africa. Ai forti timori per la condizione dei migranti irregolari, arrestati o detenuti in Libia, denunciata da diverse agenzie umanitarie come Human Rights Watch e Medici senza Frontiere e confermate dalle testimonianze degli stranieri che giungono in Italia - trattamenti particolarmente duri nei centri di detenzione per migranti, frequenti violenze, minori ad altissimo rischio di abusi e privi di qualsiasi tipo di tutela specifica - si aggiunge dunque la paura per la sorte di queste persone una volta espulse.

Per questo le organizzazioni chiedono al Governo italiano e all'Unione Europea di fare immediate pressioni sulla Libia affinché non attui l'annunciato programma di deportazioni di massa. Inoltre il Governo italiano dovrebbe rendere noto il contenuto degli accordi ad oggi stipulati con la Libia nel settore dell'immigrazione, e i relativi costi che l'Italia ha sostenuto o che intende sostenere; dovrebbe sospendere gli attuali accordi in ragione della evidente assoluta mancanza di garanzie sul rispetto dei diritti dei migranti in Libia; dovrebber rivedere la partecipazione dell'Italia al programma Frontex, che rischia di avere un impatto negativo sull'accesso alla protezione in Europa e di favorire, anche implicitamente, deportazioni di massa dalla Libia di migranti e richiedenti asilo verso aree a rischio. Nell'appello si chiede infine all'Italia e all'Unione Europea di adoperarsi, di concerto con l'Unhcr e le associazioni di tutela dell'asilo, per un rafforzamento delle misure di protezione dei rifugiati comunque presenti in Libia.

Anche Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, esprime «preoccupazione» all'annuncio che il governo di Tripoli ha iniziato la deportazione e il rimpatrio dei clandestini presenti sul territorio libico. «Stando a quel che riporta la stampa, nel comunicato del governo non sembrerebbe esserci alcuna menzione di un trattamento diversificato per coloro che richiedono diritto d'asilo». In Italia - continua la Boldrini - la maggioranza di coloro che fanno domanda d'asilo sono persone originarie del Corno d'Africa e che sono transitate proprio attraverso la Libia. Sono persone in fuga da violazioni di diritti umani e da violenze: per loro occorrono strategie diverse, nel rispetto delle Convenzioni internazionali».

Tra l'altro - secondo i dati Unhcr - dalle rotte libiche arriva soltanto l'8% dell'immigrazione irregolare italiana, ma da quelle stesse rotte passa invece il 60% dei circa 10.000 richiedenti asilo politico che riceve ogni anno l'Italia. L'Asgi - Associazione studi giuridici per l'immigrazione - invece sottolinea che «gli accordi bilaterali di riammissione dei migranti irregolari non possono limitarsi ad intese operative a livello di forze di polizia o di rappresentanze diplomatiche, sottratte come tali alla verifica del Parlamento. Né possono risultare in contrasto con il diritto internazionale del mare universalmente riconosciuto o con le norme di diritto interno ed internazionale relative alla protezione dei rifugiati». Ma l'escamotage è semplice: la Libia non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, quindi non è tenuta a rispettare queste norme.

La Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 (Convenzione SOLAS) - della quale invece la Libia è firmataria - impone comunque un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare «senza distinzioni di nazionalità o di stato giuridico», stabilendo oltre l'obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un luogo sicuro. E in base al diritto internazionale marittimo - continuano dall'Asgi - un luogo sicuro è non solo una località dove la sicurezza dei sopravvissuti e le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possano essere soddisfatte, ma è anche un luogo nel quale i richiedenti asilo presenti tra i migranti irregolari possano godere di un accesso pieno alla procedura di asilo prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951.

Insomma, la Libia non sembra proprio essere il luogo adatto per queste persone, anzi. Al di là delle belle parole e delle dichiarazioni espresse dal Governo, l'accordo sembra più che altro spingere l'Italia in un pericolosissimo vortice di gravi responsabilità rispetto alle violazioni dei diritti fondamentali della persona che in territorio libico non potranno più essere garantiti.

Il nostro paese quando si parla di diritti sembra correre su un doppio binario: un giorno si fa promotore dei diritti umani tout court o della moratoria contro la pena di morte, un altro giorno (o forse lo stesso) firma accordi ambigui con un paese che non è certo paladino dei diritti dell'uomo. Ma non è una novità questa doppia morale: già nel maggio 2005, la Corte europea dei diritti dell'uomo emanò un provvedimento d'urgenza per bloccare le espulsioni collettive da Lampedusa, dopo che oltre 1.500 cittadini stranieri sbarcati sull'isola erano stati rinviati in aereo in Libia. L'Italia violava l'articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che vieta esplicitamente le deportazioni collettive, e la riammissione di un cittadino straniero in un Paese terzo dove rischi la tortura.

Stavolta anche se non si tratta di deportazioni collettive, visto che le operazioni saranno effettuate all'interno delle acque territoriali libiche, nella sostanza a fare la differenza saranno solo un paio di miglia. Intanto per tentare di fare luce sui rapporti tra Italia e Libia c'è un'interrogazione scritta al ministro dell'Interno e al ministro degli Esteri, la cui prima firmataria è la deputata Mercedes Frias (RC). Chissà se i magrebini arrivati ieri in Sardegna e tratti in salvo dalla Guardia di Finanza sono riusciti a sfuggire proprio ai pattugliamenti messi in atto da questo accordo.

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