Sinistra Alternativa a Galatone nel Salento LE
La libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo.


| Dopo le profezie ...il ritorno alla realtà Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno Anziani soli costretti a rubare per fame |
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| Ladri della terza età non rubano il salmone, il caviale o lo champagne, ma i beni di prima necessità |
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C’è chi intasca due etti di prosciutto, chi porta via settecento grammi di parmigiano reggiano. Chi una scatola di cioccolatini o due uova prelevate dalla confezione. E persino chi s’infila in tasca la pasta adesiva per dentiere. Sono i ladri della terza età. Anziani soli, che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. E che per portare a casa del cibo con cui sfamarsi fanno qualcosa che non avevano mai fatto in vita loro: rubano. E non rubano il salmone, il caviale o lo champagne, ma i beni di prima necessità. Prosciutto, carne, formaggio soprattutto. Perché già all’inizio del mese la pensione è svanita tra le bollette di luce, gas e acqua, gli aumenti che sono sempre più ingenti, ed un pezzo di cacio, che fa tanto bene alle ossa, può diventare un sogno proibito. Nei primi mesi del 2009 le cosiddette «differenze inventariali della quarta settimana », ossia la merce prelevata negli ultimi giorni del mese dagli scaffali dei supermarket, è aumenta di circa il 10 per cento, confermano i dirigenti della grande distribuzione del Salento, in linea con una tendenza che ormai ha preso piede in tutta Italia. Ed a fare razzie, in questo caso, non sono professionisti del taccheggio, quelli muniti di sistemi elettronici per disattivare le placche antifurto e di cappotti foderati in alluminio per ingannare i rilegatori magnetici, ma proprio i nonni. Lupin in realtà molto goffi, che vengono smascherati subito e scoppiano quasi sempre in lacrime, chiedendo di non dirlo ai parenti o ai conoscenti. Come è accaduto qualche giorno fa nell’Eurospin di viale Rossini. Dove un anziano è stato sorpreso con una busta di formaggio e un pacco di pasta nascosti sotto la giacca. Colto sul fatto è scoppiato in lacrime ed ha confessato di aver rubato per necessità. «Gli abbiamo spiegato che non lo doveva fare più, che poteva rivolgersi a noi in caso di difficoltà, perché un aiuto non glielo neghiamo», allarga le braccia il direttore del supermarket, Alessandro De Giorgi. L’anziano è uscito dal negozio con una busta piena di generi alimentari, donati dal personale e dai clienti. Una scena commovente, ma purtroppo non isolata, aggiunge De Giorgi, che conferma l’aumento dei piccoli furti di alimenti ad opera degli anziani. «Un fenomeno che racconta senza dubbio la difficoltà di arrivare a fine mese». Molti responsabili di supermercati leccesi non vogliono i loro nomi sui giornali. Ma confermano il trend, e raccontano che le tecniche si sono affinate. Qualche esempio? «I nonni aggiungono frutta al sacchetto già pesato: lo tengono sollevato al momento della pesata, così lo scontrino è più leggero. Oppure appoggiano il sacchetto sulla bilancia, ottengono lo scontrino e poi aggiungono altra merce prima di chiudere la busta». Un altro trucco? Con la scusa del peso, lasciano l’acqua minerale nel carrello e fra due confezioni ben strette infilano una busta di bresaola o di salmone. Qualche volta i furti sono davvero mignon, raccontano i dipendenti dei supermarket: «un ovetto Kinder per i nipoti, una cioccolata da un euro». E c’è chi mangia direttamente fra gli scaffali: una banana, una merendina sottratta dalla confezione. In pochi casi, quando si tratta di un anziano, scatta però la denuncia. Per arginare il fenomeno i supermarket stanno rafforzando la vigilanza e stanno potenziando le misure anti taccheggio: specchi piazzati in posizioni strategiche, telecamere a circuito interno, guardie giurate. «Da noi in realtà i furti sono stabili, non abbiamo registrato un aumento», dice Alessandro Medici, responsabile della comunicazione di Coop Estense, la cooperativa di consumatori di cui fa parte l’Ipercoop di Surbo, «ma forse dipende anche dalla tipologia dei nostri clienti che sono tutti soci». «Quello che invece è certo - aggiunge - è che c’è un grande aumento di richieste di aiuto da parte delle associazioni caritative e per questo abbiamo moltiplicato le nostre donazioni di prodotti con il progetto “Brutti ma buoni”, alimenti in prossimità di scadenza ma ancora perfettamente integri». Molti dei quali finiscono proprio sulla tavola degli anziani poveri. DANIELA PASTORE |
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| 4 maggio 2009 - 12:37 |
Dell'Utri: il Duce troppo buono
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Il senatore del PdL intervistato da Klaus Davi: Mussolini era una brava persona che fece degli errori. «Perse la guerra perché era troppo buono», lo si capisce leggendo i suoi diari, assicura. Peccato che per gli storici che li hanno esaminati siano falsi |
| 6 maggio 2009 - 11:53 |
L'Italia dalle pensioni d'oro
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Il Ministro Brunetta vuole alzare l'età pensionabile delle donne quando un commesso del Senato può ancora lasciare il lavoro a 52 anni con ben 8 mila euro lordi al mese per quindici mensilitàIl ministro Brunetta vuole mandare le donne in pensione a 65 anni come i loro golleghi maschi. Come se non bastasse, una volta raggiunta l'età pensionabile, la maggior parte delle italiane, ma anche degli italiani, non resta che uno "stipendio" da fame o quasi. Dettagli che "bruciano" se si pensa solo che a un commesso del Senato di 52 anni, che qualche giorno fa ha lasciato il posto di lavoro, andranno ben ottomila euro lordi al mese per quindici mensilità. Una pensione di tutto rispetto che però paghiamo in un certo senso noi tutti.
Il bilancio di previsione 2009 approvato il 21 aprile dal Consiglio di Presidenza di Palazzo Madama ha messo in evidenza come negli ultimi due anni i costi per pagare le pensioni sono letteralmente esplosi. Fra il 2007 e il 2009 sono passati da 77,8 a quasi 90 milioni, con un aumento del 14,3%. E non è tutto. Quest'anno la spesa per le sole pensioni "dirette" potrebbe sfiorerà gli 80 milioni. A conti fatti ogni dipendenti pensionato ha in tasca un vitalizio quindici volte e mezzo superiore a una pensione media dell'Inps. Come se non bastasse le pensioni del Senato seguono la dinamica degli stipendi di palazzo Madama. Non va meglio neanche alla Camera che quest'anno dovrà pagare tra pensioni dirette e di reversibilità per 191 milioni, circa 24 milioni in più rispetto al 2007. A far restare a bocca aperta non solo gli importi delle pensioni, conquistate poi ad un'età dignitosa, con una buona aspettativa di vita, ma anche la crescita delle spese registrate in questi ultimi anni da Camera e Senato per pagarle e che si può spiegare con la paura che presto, anche a causa della crisi economica che sta mettendo in ginocchio gli italiani, questi privilegi possano finire. Qualche esempio? Al Senato chi è stato assunto prima del 1998 può ancora oggi, nel 2009, andare in pensione a 50 anni di età, sia pure con una penalizzazione del 4,5%, a condizione che abbia raggiunto quota 109: la somma dell'età anagrafica, degli anni di contributi e dell'anzianità di servizio al Senato. Con 53 anni di età e la stessa quota 109 la pensione (80% dell’ultimo stipendio) è assicurata senza alcuna penalizzazione. Senza poi contare che la loro pensione si calcola ancora col sistema retributivo puro e non con quello contributivo. Giusto? Quando finiranno questi privilegi? |

Il premier interviene sul caso del respingimento dei migranti ricondotti in Libia: la sinistra aveva aperto le porte ai clandestini, la sua idea è quella di un'Italia multietnica. La nostra no, non apriremo le porte a tutti

L'unico stabilimento della Fiat al nord è Mirafiori, ovvero il cuore dell'azienda torinese. E per quanto i sindacati si stiano preparando a contrastare l'eventuale (e probabile) ristrutturazione, appare assai improbabile una chiusura tout court della fabbrica. Diversa la situazione al sud Italia. Lo scorso aprile, sempre da indiscrezioni di stampa, si era parlato dell'esistenza di un altro piano, denominato "Project Football", che avrebbe previsto la chiusura di dieci impianti in Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese. Sono 15 mila lavoratori che "saltano". Ma il Lingotto aveva smentito.
Tornando al cosiddetto "Progetto Phoenix" fra le fabbriche che potrebbero "potenzialmente essere chiuse" in Germania c'è quella di Kaiserslautern. Ridimensionati gli impianti di Ruesselsheim e Bochum. Subiranno tagli anche gli impianti di Saragoza in Spagna, Trollhaettan in Svezia, Anversa in Belgio, e forse anche quelli di Luton in Inghilterra e Graz in Austria.
Sindacalista serbo si mozza un dito e lo mangia per protesta.
di Gabriele Ferraresi
Protestare perché ti manca il cibo? Cosa c’è di meglio che mozzarsi un dito e ingerirlo. Proprio così: è accaduto in Serbia, dove Zoran Bulatovic, sindacalista della Raska Holding, una fabbrica di tessuti di Novi Pazar, ha pensato al gesto estremo per dimostrare come gli stipendi non siano sufficienti a garantire una vita dignitosa ai lavoratori. Zoran ha preso la decisione dopo che una madre di figli, lavoratrice nello stabilimento, aveva minacciato di recidersi il dito indice “Non potevo permetterglielo” ha dichiarato, e così l’ha preceduta.

La soddisfazione espressa dal ministro non è però condivisa da Amnesty International, ASGI, ARCI, ICS, Centro Astalli, CIR, Senza Confine, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Save The Children, che chiedono invece la sospensione degli accordi stipulati con la Libia. «In mancanza di un sistema di garanzie e di controlli sulla sorte effettiva delle persone intercettate in mare e restituite alle autorità libiche, gli accordi di collaborazione, il cui contenuto e i cui oneri di spesa non sono comunque mai stati resi noti, né sono stati discussi in Parlamento, chiamano direttamente in causa gravi responsabilità dell'Italia, in relazione alle violazioni dei diritti umani fondamentali che in territorio libico possono essere commesse a danno dei migranti riportati in Libia a seguito delle operazioni di pattugliamento navale e successivamente deportati verso i paesi di origine».
In realtà qualche informazione sull'accordo è stata resa pubblica: per esempio si sa che la Libia riceve “temporanemente” tre guardacoste e tre vedette della Finanza, o che la direzione e il coordinamento delle attività di pattugliamento e di addestramento saranno affidati ad un Comando operativo interforze, con sede in Libia; il responsabile sarà libico, il vice italiano. Ma ora, oltre ai contenuti dell'accordo bilaterale, preoccupa un comunicato stampa diffuso dal governo Libico. L'annuncio è chiaro: «Tutti gli immigrati illegali presenti sul territorio nazionale saranno espulsi senza eccezioni».
Secondo una stima delle autorità libiche, si parla di circa due milioni di persone, tra cui numerosi richiedenti asilo e rifugiati, donne e minori, provenienti in maggioranza dal Corno d'Africa. Ai forti timori per la condizione dei migranti irregolari, arrestati o detenuti in Libia, denunciata da diverse agenzie umanitarie come Human Rights Watch e Medici senza Frontiere e confermate dalle testimonianze degli stranieri che giungono in Italia - trattamenti particolarmente duri nei centri di detenzione per migranti, frequenti violenze, minori ad altissimo rischio di abusi e privi di qualsiasi tipo di tutela specifica - si aggiunge dunque la paura per la sorte di queste persone una volta espulse.
Per questo le organizzazioni chiedono al Governo italiano e all'Unione Europea di fare immediate pressioni sulla Libia affinché non attui l'annunciato programma di deportazioni di massa. Inoltre il Governo italiano dovrebbe rendere noto il contenuto degli accordi ad oggi stipulati con la Libia nel settore dell'immigrazione, e i relativi costi che l'Italia ha sostenuto o che intende sostenere; dovrebbe sospendere gli attuali accordi in ragione della evidente assoluta mancanza di garanzie sul rispetto dei diritti dei migranti in Libia; dovrebber rivedere la partecipazione dell'Italia al programma Frontex, che rischia di avere un impatto negativo sull'accesso alla protezione in Europa e di favorire, anche implicitamente, deportazioni di massa dalla Libia di migranti e richiedenti asilo verso aree a rischio. Nell'appello si chiede infine all'Italia e all'Unione Europea di adoperarsi, di concerto con l'Unhcr e le associazioni di tutela dell'asilo, per un rafforzamento delle misure di protezione dei rifugiati comunque presenti in Libia.
Anche Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, esprime «preoccupazione» all'annuncio che il governo di Tripoli ha iniziato la deportazione e il rimpatrio dei clandestini presenti sul territorio libico. «Stando a quel che riporta la stampa, nel comunicato del governo non sembrerebbe esserci alcuna menzione di un trattamento diversificato per coloro che richiedono diritto d'asilo». In Italia - continua la Boldrini - la maggioranza di coloro che fanno domanda d'asilo sono persone originarie del Corno d'Africa e che sono transitate proprio attraverso la Libia. Sono persone in fuga da violazioni di diritti umani e da violenze: per loro occorrono strategie diverse, nel rispetto delle Convenzioni internazionali».
Tra l'altro - secondo i dati Unhcr - dalle rotte libiche arriva soltanto l'8% dell'immigrazione irregolare italiana, ma da quelle stesse rotte passa invece il 60% dei circa 10.000 richiedenti asilo politico che riceve ogni anno l'Italia. L'Asgi - Associazione studi giuridici per l'immigrazione - invece sottolinea che «gli accordi bilaterali di riammissione dei migranti irregolari non possono limitarsi ad intese operative a livello di forze di polizia o di rappresentanze diplomatiche, sottratte come tali alla verifica del Parlamento. Né possono risultare in contrasto con il diritto internazionale del mare universalmente riconosciuto o con le norme di diritto interno ed internazionale relative alla protezione dei rifugiati». Ma l'escamotage è semplice: la Libia non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, quindi non è tenuta a rispettare queste norme.
La Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 (Convenzione SOLAS) - della quale invece la Libia è firmataria - impone comunque un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare «senza distinzioni di nazionalità o di stato giuridico», stabilendo oltre l'obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un luogo sicuro. E in base al diritto internazionale marittimo - continuano dall'Asgi - un luogo sicuro è non solo una località dove la sicurezza dei sopravvissuti e le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possano essere soddisfatte, ma è anche un luogo nel quale i richiedenti asilo presenti tra i migranti irregolari possano godere di un accesso pieno alla procedura di asilo prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951.
Insomma, la Libia non sembra proprio essere il luogo adatto per queste persone, anzi. Al di là delle belle parole e delle dichiarazioni espresse dal Governo, l'accordo sembra più che altro spingere l'Italia in un pericolosissimo vortice di gravi responsabilità rispetto alle violazioni dei diritti fondamentali della persona che in territorio libico non potranno più essere garantiti.
Il nostro paese quando si parla di diritti sembra correre su un doppio binario: un giorno si fa promotore dei diritti umani tout court o della moratoria contro la pena di morte, un altro giorno (o forse lo stesso) firma accordi ambigui con un paese che non è certo paladino dei diritti dell'uomo. Ma non è una novità questa doppia morale: già nel maggio 2005, la Corte europea dei diritti dell'uomo emanò un provvedimento d'urgenza per bloccare le espulsioni collettive da Lampedusa, dopo che oltre 1.500 cittadini stranieri sbarcati sull'isola erano stati rinviati in aereo in Libia. L'Italia violava l'articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che vieta esplicitamente le deportazioni collettive, e la riammissione di un cittadino straniero in un Paese terzo dove rischi la tortura.
Stavolta anche se non si tratta di deportazioni collettive, visto che le operazioni saranno effettuate all'interno delle acque territoriali libiche, nella sostanza a fare la differenza saranno solo un paio di miglia. Intanto per tentare di fare luce sui rapporti tra Italia e Libia c'è un'interrogazione scritta al ministro dell'Interno e al ministro degli Esteri, la cui prima firmataria è la deputata Mercedes Frias (RC). Chissà se i magrebini arrivati ieri in Sardegna e tratti in salvo dalla Guardia di Finanza sono riusciti a sfuggire proprio ai pattugliamenti messi in atto da questo accordo.